L’ERRORE E IL DIRITTO DI SBAGLIARE

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 “Gli errori rendono amabili” (J.W. Goethe)

Oltre ai diritti ufficialmente riconosciuti ai bambini, e tuttavia in gran parte non rispettati, ce ne sono altri più quotidiani e un po’ più dimenticati:

  • il diritto di non essere abbandonati a se stessi (perché i bambini hanno bisogno di regole per imparare a muoversi nel mondo e per crescere senza paura);
  • il diritto di non essere considerato una proprietà dei genitori, né lo strumento per compensare i loro insuccessi personali;
  • il diritto di partecipare ai dolori della propria famiglia, perché non venga meno il sentimento di appartenenza anche nei momenti delle perdite;

e poi c’è

  • il diritto di commettere errori, che vuol dire poterci sentire pienamente accettati e amati anche quando sbagliamo, perché questo fa aumentare la fiducia in noi stessi.

Sentirci amati comunque, anche quando sbagliamo, è condizione fondamentale perché permette di vivere le difficoltà quotidiane con più serenità. Fare un errore non vuol dire essere un errore.  Chi ci permette di commettere errori ci riconosce il diritto all’esperienza perché con l’errore si cresce. Il ragazzo che scopre di poter fare errori cresce e matura più velocemente di chi sa di non poterli fare.
Il “vincente” sa che per lo più si perde (cioè sa che per fare le cose per lo più si sbaglia, ma che perseverando si arriva);
il “perdente” sa che al primo colpo si arriva (per cui al primo sbaglio rinuncia).
Se impariamo dagli errori senza drammatizzare i fallimenti scopriamo anche che cos’è l’ottimismo.  “Invincibile non è chi vince sempre, ma chi non si fa sbaragliare dalle sconfitte; chi mai rinuncia a battersi di nuovo” (Nelson Mandela).

L’ERRORE

Nel Metodo Montessori l’errore è controllato dallo stesso materiale che viene offerto al bambino; se però l’errore è frutto di immaturità Maria Montessori consiglia di non insistere e di lasciare che le cose maturino. Dissuade comunque dal rivolgersi al bambino con espressioni quali: “No, hai sbagliato. Si fa così!”, perché queste parole di rimprovero lo colpirebbero e rimarrebbero nella sua mente più di quelle usate per rimettere le cose a posto.
Fare errori, talvolta, può essere divertente. Da un lapsus può nascere una storia, ci ricorda Gianni Rodari: «Una “rivoltela”, con una sola “l”, sparerà pallottole, piumini o violette? Tra l’altro, ridere degli errori è già un modo di distaccarsene. […] Un “quore” con la “q” è senz’ombra di dubbio un “cuore” malato. Ha bisogno di vitamina “C”». (1)
Ma fare errori  può essere anche molto vantaggioso.
“Errare” è una parola che, alla radice, significa “deviare dal tracciato” e, in fondo, grandi scoperte, come quella dell’America, si devono a clamorose deviazioni e cantonate. Nel 1928 Fleming, scienziato distratto, mentre studia l’influenza, lascia incustodita la coltura batterica. La ritrova uccisa da una muffa: la futura penicillina. Nel 1839, sopra il fuoco di un forno, al signor Goodyear cade per sbaglio un pezzetto di gomma: nascono gli pneumatici vulcanizzati.

C’è chi parla di “energia dell’errore” che spinge verso luoghi sconosciuti capaci di aprirci a nuovi orizzonti e nuove prospettive.
“Errare non è solo (e banalmente) umano. Spesso è anche necessario se si analizzano i propri passi falsi. Il che non significa celebrare l’ignoranza ma ricordarci di quanto lo sbaglio sia necessario alla ricerca della perfezione. Si impara di più dagli sbagli che dai successi. È dimostrato che quando ci troviamo di fronte a una situazione analoga a una precedente nella quale abbiamo commesso un errore, in un attimo si attiva il lobo temporale per segnalare che stiamo per sbagliare di nuovo”. (2) Non solo dei benefici dell’errore ma addirittura di quelli del fallimento ci parla J.K.Rowling, la fortunata autrice di Harry Potter, in un suo libro autobiografico:
“Credo di poter dire che, in base a qualunque parametro convenzionale, ad appena sette anni dal giorno della laurea, avevo già fallito clamorosamente. Il mio matrimonio era imploso in tempi straordinariamente brevi, non avevo un lavoro, ero una madre sola ed ero povera quanto lo si può essere ai nostri giorni in Gran Bretagna pur conservando un tetto sulla testa. […] Ora, non sarò qui a raccontarvi che il fallimento è uno spasso. Fu un periodo buio della mia vita. […] Non avevo idea di quanto fosse lungo il tunnel. […] Allora perché parlare dei benefici del fallimento? Per il semplice fatto che il fallimento mi costrinse a eliminare tutto ciò che era superfluo. Smisi di illudermi di essere qualcosa che non ero e presi a incanalare ogni mia energia nel portare a termine l’unico lavoro che mi stava a cuore. Se davvero avessi avuto successo in qualcos’altro, forse non avrei mai trovato la forza di riuscire nell’unico campo a cui ero convinta di appartenere veramente. […] Avevo una figlia che adoravo, avevo una vecchia macchina da scrivere e un’ottima idea. E così il fondo che avevo toccato diventò la solida base su cui ricostruii la mia esistenza. Magari non vi capiterà di fallire in maniera altrettanto disastrosa, ma nella vita è inevitabile una certa dose di insuccesso. È impossibile vivere senza fallire in qualcosa, a meno di vivere così prudentemente che tanto varrebbe non vivere affatto… nel qual caso si fallirebbe in partenza”. (3)

Ma potremmo anche aggiungere che: «Per Teilhard de Chardin “il Mondo rappresenta un’opera di conquista attualmente in corso”. Il Mondo, e dunque anche la nostra vita, è un immenso andare a tentoni, “un’immensa ricerca”: i suoi progressi possono compiersi “solo a prezzo di molti fallimenti, di  molte ferite”». (4) Quando attribuiamo agli errori una valenza positiva ci troviamo fatalmente a scontrarci con il mito della perfezione. Questo mito è la negazione della vulnerabilità della condizione umana. Ѐ perché siamo fragili e imperfetti – afferma Michela Marzano – che possiamo attraversare l’esistenza entrando in risonanza con gli altri e sentendo sulla nostra pelle la loro vulnerabilità. Nessuno è perfetto, esattamente come nessuno è sbagliato. E sono proprio le nostre imperfezioni, le nostre contraddizioni e i nostri difetti che possono diventare, una volta accolti, un punto di forza, rivelandoci quell’autenticità del nostro essere che continua invece a sfuggirci finché ci incaponiamo a illuderci che, un giorno riusciremo a essere perfetti.

Marco Moschini

(1) – G. Rodari, Grammatica della fantasia, Einaudi, pagg. 35-36.

(2) – Natascia Ronchetti, la Repubblica, 05/05/2018, pag.8.

(3) – J.K. Rowling, Buona vita a tutti (i benefici del fallimento e l’importanza dell’immaginazione), Salani 2017,pagg. 29-34.

(4) – Paolo Rodari, la Repubblica, 27/06/2021, pag. 29.

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