GIOCARE È VITALE

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Stuart Brown, psichiatra e pioniere della ricerca sul gioco, che ci spiega quanto giocare sia di vitale importanza, non solo per i bambini!

GIOCO E CERVELLO

Il gioco è direttamente legato allo sviluppo della corteccia prefrontale, la regione del cervello responsabile di gran parte di ciò che chiamiamo cognizione. Letteralmente aiuta a plasmare il cervello (neuroplasticità, di cui parla molto anche S. Achor ne “Il Vantaggio della Felicità”), crea nuove possibilità conoscitive e stimola la nostra coscienza.
Con il sostegno della National Geographic Society e di Jane Goodall, etologa e antropologa inglese, Brown ha osservato il gioco degli animali in natura ed è durante le ricerche che ha concepito il gioco come un comportamento evoluto importante per il benessere – e la sopravvivenza – di animali, soprattutto quelli di un’intelligenza superiore. Attraverso la sua organizzazione, il National Institute of Play, ha la missione di espandere lo studio del gioco umano in una scienza fondamentale – e aiutare le persone in tutto il mondo godere e partecipare alla dimensione del gioco per tutta la vita.

GLI ASSASSINI SONO STATI DEPRIVATI DAL GIOCO

Non indovinerete mai come ha fatto  il Dr. Brown ad appassionarsi alla ricerca sul gioco. Stava conducendo degli studi sugli assassini seriali e – durante la ricerca – si accorge che in ognuna di quelle storie terribili c’era un filo comune: tutte le persone che in età adulta cedevano agli impulsi omicidi avevano avuto un’ infanzia deprivata dal gioco. Da allora, ha intervistato migliaia di persone per catalogare le loro relazioni con il gioco, notando una forte correlazione tra il successo e l’attività ludica.
La sua ricerca dimostra che il gioco non è solo uno strumento che ci rende più gioiosi ed energici: giocare coinvolge profondamente l’intelligenza e promuove lo sviluppo umano su tutti i livelli.

Benché io sia uno psichiatra, il mio background e anni di studio di storie personali –  non solo di maschi omicidi ma anche di individui altamente produttivi – mi porta alla seguente opinione, che non mette in discussione la saggezza del Dr. Friedman, ma può aggiungere un’ulteriore strategia preventiva.
Tutti gli assassini seriali, da Whitman a UT (non apparentemente malato di mente) passando per Newtown fino agli attuali orrori di Isla Vista e del campus universitario in California sembrano avere un tema comune tra gli altri fattori, che a prima vista può sembrare irrilevante. Questo fil rouge è un’ importante privazione del gioco in età infantile, e le esperienze aggiuntive di impotenza, di umiliazione (immaginata o reale), la pratica con armi e un profondo senso di vendetta. I segni di sfoghi potenzialmente  violenti, potenzialmente antisociali e depressivi (degli assassini ndr) erano evidenti dalla scuola materna in poi e sono stati manifestati in assenza di normali comportamenti di gioco o in presenza di loro forme aberranti. In nessuno dei casi che ho studiato personalmente, c’è stato un autentico aiuto professionale a questa privazione dal gioco.
Uno sguardo più vicino alla biologia e alle neuroscienze legate al gioco rivelano quanto esso sia un aspetto fondamentale della sopravvivenza di tutti i mammiferi sociali, con conseguenze negative misurabili in laboratorio quando questi comportamenti vengono limitati o scoraggiati nel mondo animale. Il collegamento tra i riscontri oggettivi nella privazione del gioco animale  con i risultati clinici negli esseri umani è ancora tutta da provare. Tuttavia, la fisiologia e l’anatomia subcorticale è simile, e l’incapacità degli animali deprivati del gioco di scoraggiare l’aggressione o di socializzare normalmente con gli altri membri del branco è dimostrabile

    Stuart Brown

LE 7 CARATTERISTICHE DEL GIOCO

(per Stuart Brown, definirlo, è di cattivo gusto!)

  1. È volontario (qualcosa che “non sei obbligato a fare”);
    2. Possiede un’ ”attrazione intrinseca”. In altre parole “è divertente”;
    3. Ci consente una sorta di “libertà dal tempo”. Quando giochiamo, siamo in una corrente e il tempo vola (Il famoso flusso di quel simpaticone dal nome impronunciabile).
    4. Facciamo esperienza di una “diminuzione della coscienza”.
    5. È tutto relativo a improvvisazione, immaginazione e invenzione;
    6. Suscita in noi un “desiderio di continuare”. Così come tutti i genitori sanno, i bambini non vogliono mai smettere di giocare;
    7. È apparentemente inutile.

Eppure noi tutti giochiamo. In ogni tempo e cultura abbiamo si è sempre giocato. È al cuore della creatività e dell’innovazione e fonte di alcuni dei nostri più grandi momenti di gioia e piacere. È una parte essenziale di ciò che ci rende umani.

Lucia Berdini

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